Teatro “ERA UN GIORNO QUALSIASI” PDF Stampa E-mail

 

  Teatro “ ERA UN GIORNO QUALSIASI”

 

 Vi invitiamo a partecipare alla nostra raccolta fondi.

 

 PER DARE VOCE, CORPO E VITA ALLA MEMORIA

 

 

 

 

Vogliamo trarre un racconto teatrale dal libro “Era un giorno qualsiasi” di Lorenzo Guadagnucci. http://libri.terre.it/libri/collana/0/libro/548/Era-un-giorno-qualsiasi

 

www.produzionidalbasso.com/project/era-un-giorno-qualsiasi/

 

 

Perché?

Perché il libro è bello. Perché parla del nostro passato e del nostro presente. Perché crediamo che sia un punto di partenza ideale per costruire un pensiero nuovo e vitale, capace di creare le basi per un futuro migliore.

 

Perché una raccolta fondi dal basso?

Per rispettare la natura del progetto e non doverla adattare alle esigenze di committente e contesti specifici. Per poterci rivolgere ad un pubblico di giovani proponendo la performance alle scuole a costi minimi ed accessibili. Perché crediamo che la memoria e il ricordo se non si trasformano in conoscenza diretta, in esperienza personale e collettiva, restino concetti accademici e distanti dalla realtà.

 

Una raccolta dal basso per poter dire, ai pubblici che incontreremo, che a rendere possibile questa performance sono state tante persone differenti, persone che quel pubblico, probabilmente, non conosce, né conoscerà mai. Ma a collegarci sono la terra su cui posiamo i nostri passi, l'epoca che attraversiamo, le culture e le storie da cui discendiamo e a cui apparteniamo.

 

RESISTENZA – RESILIENZA – NONVIOLENZA

Capire la “guerra ai civili” in Italia (1943 – 45) attraverso il teatro

 

Un progetto di Cooperativa Giolli e Terre di Mezzo Editore a partire dal libro di Lorenzo Guadagnucci “Era un giorno qualsiasi”

 

La Storia

Alberto è un bambino di dieci anni e a Sant’Anna di Stazzema perde la madre Elena nella strage nazifascista del 12 agosto 1944 (circa 400 persone uccise, per lo più donne e bambini). Alberto resta solo ma riesce a risollevarsi. Viene accolto da alcune famiglie, continua a studiare, passa un periodo in collegio, riesce a laurearsi e infine forma una sua famiglia. Ma per sessant’anni non parla di quella mattina di agosto.

 

Poi arriva il processo – nel 2004 – contro dieci ex soldati delle SS e la memoria comincia a fluire. Emerge la figura di Elena, che non è un’eroina, ma una donna come tante, che però ha fatto una scelta coraggiosa: nubile, resta incinta di un uomo che ha già una sua famiglia, ma decide di non abortire e di far nascere Alberto e poi crescerlo e proteggerlo dagli orrori della guerra, con spirito di resilienza.

 

Suo nipote Lorenzo recupera questa vicenda familiare e la proietta nello spazio della memoria collettiva. Una memoria non retorica né celebrativa, ma che recupera una dimensione dimenticata della nostra storia: la resilienza delle persone comuni, il rifiuto della guerra in quanto tale.

 

Nella guerra civile del ’43-45 affondano le radici della nostra democrazia, ma quanto ne abbiamo davvero discusso?

Quanto abbiamo colto i risvolti umani profondi di quelle vicende?

Quanto abbiamo considerato l’esempio di chi non fu né vile né eroe, ma testimone ed esempio di dignità?

Perché non riusciamo a mettere in discussione la violenza e la guerra in quanto tali?

 

 

Il Teatro

Il teatro offre la possibilità di calarsi nelle situazioni e di mettersi nei panni dei personaggi; permette, cioè, di penetrare nelle storie e farle proprie. Può così aiutarci a entrare nel cuore di una fase storica decisiva ma che non abbiamo ancora compreso fino in fondo e può anche spingerci a compiere riflessioni nuove, mentre l’indifferenza e la banalizzazione della violenza crescono intorno a noi.

 

 

 

La memoria dev’essere cosa viva e trasmettere valori e chiavi di lettura del presente, altrimenti rischia di diventare mera occasione di riti e celebrazioni.

 

GIOLLI E TERRE DI MEZZO HANNO UN PROGETTO:

allestire uno spettacolo in forma di racconto, utilizzando tecniche teatrali che permettano al pubblico una maggiore fruizione attraverso la partecipazione diretta e la creazione di un pensiero collettivo. Uno spettacolo di teatro civile adatto (anche) alle scuole, un’occasione di riflessione e approfondimento, di ricerca e di conoscenza attraverso l'esperienza diretta. Vogliamo creare uno strumento che sia veicolo di nuovi e più liberi pensieri sulla nostra storia.

 

 

 

Però sai che diceva lo scrittore Eduardo Galeano sull’utopia? Che è come l’orizzonte, più ti avvicini e più lui si allontana, perché l’utopia serve a questo, a camminare nella direzione giusta. In fondo voglio dire solo che la memoria di Sant’Anna dovrebbe fare da leva per costruire un pensiero nuovo, una cultura diversa, scavando sotto la superficie della storia. Lì, io credo, ci imbatteremmo nella cultura della violenza, che rende possibile le Sant’Anna, le Srebrenica, le My Lai. È una cosa troppo grande? Troppo astratta? Forse sì, se restiamo dentro i recinti del pensiero corrente. Ma se questi luoghi non diventano laboratori di un pensiero diverso, se non si dichiarano senza paura scuole di pace e di nonviolenza, i nostri sforzi di memoria alla fine lasciano cadere il grido che arriva da Elena e dagli altri morti. Si resta impaludati nella retorica delle vittime, con la celebrazione dei caduti, il ricordo dei martiri, l’esecrazione per i nazisti e le SS, generici auspici per la pace in Europa e nel mondo. Tutto giusto, ma non si costruisce nulla di nuovo”.

 


 

CROWDFUNING


 

Il progetto richiede un impegno finanziario per la stesura del testo, le prove e l’allestimento. Un finanziamento iniziale che permetterà allo spettacolo d’essere proposto a costi molto contenuti una volta pronto.


 


 


 

Obiettivo del crowdfunding: 3000 euro

Stiamo costruendo un diario del progetto con testi, immagini e video, che sarà disponibile on line a partire dal e consultabile sul sito www.*****


 

Premi: non abbiamo pensato a premi come di solito avviene nel crowdfunding, ritenendo che il “compenso” possa essere la condivisione dell'idea e la futura partecipazione a una rappresentazione dello spettacolo; proponiamo però l'opzione del dono: con 500 euro, si può regalare una performance a una scuola di propria scelta.


 


 

CHI SIAMO


 

Giolli è una cooperativa sociale nata nel 1992 per inziativa di attori, psicologi, pedagogisti intenzionati a diffondere la pratica teatrale fuori dai teatri, utilizzando prevalentemente il metodo elaborato dal regista brasiliano Augusto Boal e noto con il nome di Teatro dell’Oppresso (TdO) e la pedagogia coscientizzante di Paulo Freire. Gli strumenti usati sono il Teatro–Forum, spettacolo aperto alla partecipazione attiva del pubblico sulla scena; il flic dans la tete, rivolto a riconoscere e rompere le oppressioni psicologiche; il Teatro–Giornale, che focalizza la propria azione sulle connessioni tra cultura, informazione e cittadinanza attiva. www.giollicoop.it


 

Terre di mezzo è un piccolo universo in cui abitano tanti mondi. Dal giornale di strada, fondato nel 1994, sono nati la redazione Libri, l’associazione di volontariato Insieme nelle Terre di Mezzo onlus, e il settore Eventi, che organizza la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili Fa’ la cosa giusta! Terre di mezzo Editore pubblica 45 novità l’anno, tra guide, libri illustrati e narrativa. www.terre.it


 

Lorenzo Guadagnucci, giornalista, autore fra l’altro di “Noi della Diaz” (Altreconomia/Terre di mezzo 2002), “L’eclisse della democrazia” (con Vittorio Agnoletto, Feltrinelli 2011), “Era un giorno qualsiasi” (Terre di mezzo 2016).


 

Massimiliano Filoni, attore e regista lavora con Giolli dal 1992, progettando e realizzando esperienze teatrali in contesti diversificati (scuola, carcere, psichiatria...) concependo e portando in scena performance interattive su temi di interesse sociale e collettivo.


 

Info:

Giolli Cooperativa Sociale

www.giollicoop.it

www.facebook.com/Teatro-Era-un-giorno-qualsiasi-1835246933412342/?ref=bookmarks

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