racconto di H.Hesse

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Gentile Roberto Mazzini, sono Davide Tramontano e le scrivo in risposta alla sua richiesta di invio di materiale utile al progetto F.RA.T.T., declinato come lavoro sulle insicurezze. Quando ho letto la mail, sul momento, non sapevo proprio come poter contribuire e mi sono promesso di tenere gli occhi aperti e magari di trovare qualcosa di adatto. Proprio sta sera, per caso, leggendo alcuni testi su internet, ho trovato questo di H. Hesse e ho pensato al vostro progetto. Diciamo che se avessimo intervistato l'autore nel passato a riguardo del valore della diversità, probabilmente ci avrebbe risposto così:

"Ad Hans venne fatto di pensare a uno studente che spesso gli era stato vicino di banco alle lezioni sulle religioni orientali. Indossava uno spesso mantello di loden di foggia antiquata, pesanti stivali da contadino, pantaloni rattoppati e una ruvida sciarpa di maglia, ed era presumibilmente un figlio di gente di campagna che studiava teologia. Per i colleghi a lui sconosciuti, che appartenevano a un altro mondo, eleganti coi loro berretti e i loro nastrini, i fini soprabiti e le galosce, gli occhialetti d'oro e le sottilissime canne da passeggio all'ultima moda, costui aveva sempre un sorriso arguto, buono, quasi di ammirazione, eppure di superiorità. La sua figura un pò comica spesso aveva avuto per Hans un non so che di commovente, a volte addirittura di imponente. Quella persona umile, pensava ora, era molto più vicina a lui di tutti i suoi colleghi, e la ammirava un pò per la serena soddisfazione con cui portava attorno la sua diversità e i suoi rozzi stivali. Ecco uno che, come lui, era completamente solo eppure sembrava in pace, e che evidentemente non conosceva affatto l'umiliante bisogno di essere, almeno esteriormente, uguale agli altri".

Tratto dal racconto breve "Amicizia" di H. Hesse.

Questo era il progetto di cui si parlava nella mail che mi è stata girata da Adriana Magnani: Si tratta del progetto F.RA.T.T. (Fighting RAcism Through Theatre) che in Italia abbiamo declinato come lavoro sull'insicurezza, convinti che rispondendo alle vere insicurezze che viviamo, si eviti di alimentare la ricerca di una capro espiatorio, trovato volta a volta nel rumeno, nel rom, nel diverso.

Sperando che possa essere un ulteriore materiale utile e che non sia stato inviato troppo in ritardo, le porgo distinti saluti.

Davide Tramontano