Giollicoop: Teatro e Psichiatria a Parma

La collaborazione tra Giolli e il DSM inizia nel 1999 e nel corso degli anni ha coinvolto i territori di Parma, Colorno, Fidenza, San Polo di Torrile.

Il Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale e Dipendenze Patologiche di Parma, da diversi anni promuove progetti riabilitativi e di integrazione sociale a favore di persone in cura presso i propri servizi anche attraverso percorsi d'arte, utilizzando i diversi linguaggi disponibili: dalla scrittura creativa, alla libera espressione artistica (art brut), al teatro.
Il teatro in particolare si rivela sempre come forte strumento terapeutico capace di sviluppare e potenziare nei pazienti competenze cognitive, comportamentali e comunicative che la malattia spesso nasconde, favorendo così un generale miglioramento delle condizioni di vita, una maggiore consapevolezza di sé e il recupero di abilità da esprimere anche in ambiti lavorativi.
L'esperienza del teatro consente inoltre di intessere sul territorio relazioni in grado di favorire l'attenuazione dello stigma nei confronti della malattia mentale e nuove modalità, sempre a livello cittadino, di inclusione sociale e sviluppo culturale.


•    Colorno ( 1999- 2004; 2010; 2012 in corso)
“ESSERE CULTURA”
APPUNTI DI VIAGGIO : IL LABORATORIO TEATRALE AL PRIMO MAGGIO
Sulla base di considerazioni scaturite al momento di valutare un primo ciclo di attività laboratoriale,
si è pensato di proseguire con il gruppo della residenza costruendo un testo teatrale che raccogliesse e raccontasse le idee, i pensieri, le visioni del mondo raccontate dagli ospiti residenti nella struttura.
Sono loro infatti, quelle donne e quegli uomini, gli autori di un nascente spettacolo teatrale, su cui da alcuni mesi stiamo lavorando.
Negli incontri si discutono il testo, le forme e le modalità che possono essere più efficaci per comunicare al pubblico un mondo ricco di sfumature e di umanità troppo spesso impercettibili, invisibili.
Di fatto si tratta di una modalità attiva e creativa per offrire ai partecipanti un’occasione di protagonismo, senza necessariamente dover calcare le scene.


•    S.Polo di Torrile ( 2005- 2007; 2012 )
L'esperienza del 2012:
Nella scorsa primavera abbiamo avviato un breve ma significativo percorso incentrato sulla cultura: sull'essere e sul fare cultura. Abbiamo discusso, abbiamo letto alcuni estratti da testi teatrali conosciuti          ( ROMEO E GIULIETTA, ANTIGONE). Ci siamo infine dedicati alla poesia e al sapore delle parole, al loro suono, al gusto di inventare termini nuovi che foneticamente possedessero una loro grazia e una capacità di fare immaginare significati.


•    Fidenza ( 2003 -2012)

I presupposti:

L’elaborazione comune tra Centro di salute mentale , Servizio sociale  e Sert del Distretto di Fidenza ha portato a pensare che progettare risposte buone per i bisogni espressi da persone con disabilità e/o con malattia mentale, implica soprattutto progettare un territorio; gli operatori devono diventare agenti di cambiamento del territorio, insieme alle persone che esprimono un disagio. La nuova struttura da costruire non è di muro e cemento, ma è una struttura di relazioni.
L’attività Teatrale nel Distretto di Fidenza
Da circa 8 anni il  Centro di Salute mentale , il Servizio sociale ed il Sert  del Distretto di Fidenza hanno dato vita ad un gruppo (I “FUORI DI TEATRO”) che, con la guida di 2 formatori, lavora con i metodi del Teatro di Augusto Boal (teatro sociale nato in Brasile per mettere in azione teatrale i problemi dei poveri e perciò chiamato Teatro dell’Oppresso) e con la metodologia del Teatro di Comunità (Play back Theatre); in particolare il TDO è una forma più adatta all’inclusione di persone disabili, con problemi psichici e/o di dipendenze patologiche (attualmente ne sono presenti una quindicina), mentre il PBT si presenta più come uno strumento con cui operatori e volontari possono incontrare il territorio, proporsi a gruppi di utenti, familiari, operatori.
Il laboratorio rivolto ad utenti ,Operatori e volontari ,condotto con le tecniche del Teatro dell’Oppresso, si svolge tutti i giovedì dalle h  17.30 alle h 19.30 in uno spazio esterno al Servizio. Il Teatro dell'oppresso (TdO) nasce negli anni '60 in Brasile, ad opera di Augusto Boal, direttore del Teatro Arena di Saõ Paulo. Si basa su una precisa presa di posizione, a favore degli "oppressi" e, parallelamente a Paulo Freire, su un lavoro di coscientizzazione. Per conseguire questo scopo, Boal elaborò varie tecniche (teatro giornale, teatro forum, teatro immagine, teatro invisibile...) in grado di valorizzare la cultura dei contadini. Tutte, a vari livelli, cercano di de-professionalizzare il teatro, rompendo la barriera attore-spettatore. Usato come strumento maieutico, e non come catarsi, questo teatro fa scaturire i grandi problemi sociali e collettivi. Un suo peculiare aspetto resta comunque il lavoro sul corpo per sciogliere le maschere muscolari ("un generale cammina come un generale") e l'attivazione d

i un pensiero "per immagini". Il TdO si basa sull'esplicitazione di conflitti interpersonali e sociali. Il TdO cerca soluzioni al conflitto; è il gruppo stesso che le ricerca e le mette in pratica, seppure in uno scenario teatrale; qui l'ipotesi è che la "recita" di una soluzione può stimolare ad agire anche nella vita quotidiana. Il conflitto viene così valorizzato perché permette all'oppresso di liberarsi dall'oppressione.
Conduttore: Massimiliano Filoni della Coop. Gialli.
L’ATTIVITA’ FORMATIVA

“CONOSCERE  é …  CONOSCERSI”
Laboratorio di addestramento alla  SPONTANEITÀ E CREATIVITÀ
Formazione rivolta ad operatori e volontari dell’Assoc. Fuori di Teatro

PREMESSA
Il gruppo è da  sempre “ qualcosa di più della somma delle parti “ ; il gruppo è forza vitale ma al tempo stesso anche un insieme di “ nodi “ da trattare con cura .
Nel gruppo ci sono “nuovi  e  anziani” ,  “ruoli diversi” . “ motivati e .. in crisi” .
Occuparsi di un gruppo e farlo crescere è compito di tutti , solo attraverso il pensare agli altri .. si riesce a soddisfare anche il proprio bisogno .
Per crescere è necessario , inoltre , conoscere ma anche conoscersi .
Per questo il percorso – laboratorio si presenta come uno spazio di confronto e di azione  con il  Teatro della Spontaneità .

OBIETTIVI e CONTENUTI
Il Teatro  della spontaneità   è uno strumento formativo- educativo che, permettendo un’interazione di gruppo, favorisce l’espressione e la   comunicazione dei sentimenti, delle aspirazioni, dei conflitti.   Si ispira ai principi e alle tecniche dello Psicodramma classico ideato da J.L. Moreno a Vienna negli anni ‘ 20 ed alle successive integrazioni di Jonathan Fox che, negli Stati Uniti, a seguito del suo lavoro, lo ridefinì   Playback Teatre, così come è diffuso e conosciuto, oggi in molti paesi del mondo.
Moreno lo definisce  “Il teatro del pubblico è un teatro comunitario. Dalla comunità escono i drammi e gli attori che li mettono in scena… E i drammi in cui ci troviamo coinvolti non sono quelli che maturano nella mente degli artisti, bensì quelli che nascono nella vita di ogni giorno, nell'animo della gente semplice, molto prima che raggiungano la sensibilità degli artisti. In altre parole, noi ci occupiamo di dramma ad un livello in cui la separazione tra estetica e terapia non ha senso…"
Attraverso l’incontro , l’addestramento alle tecniche del Teatro della Spontaneità le persone dell’Associazione  possono , quindi , conoscere  tecniche  ed integrarle nel proprio bagaglio di attori  ,  incontrare gli altri del proprio gruppo , conoscerli e magari ri-scoprirli  attraverso una nuova spontaneità che renda anche gli stessi se possibile sempre più .. creativi !!

Le tappe del percorso laboratorio sono identificate da alcuni - temi che il gruppo affronterà
1.  Conoscere me stesso  e accogliere l’ altro
Qualsiasi storia che cominci, qualsiasi cammino che si compia, ha bisogno di almeno due persone e che, soprattutto, che esse si conoscano veramente e non superficialmente. Solo così, nella nuova consapevolezza dell’identità personale, unica ed irripetibile, l’accoglienza dell’altro, di qualunque altro sarà meno traumatica perché consapevoli dello spazio personale, dei confini fra me e l’altro, dei punti forti personali, della ricchezza del crescere insieme.
TECNICA TEATRO DELLA SPONTANEITÀ : Addestramento all’espressione delle emozioni  e riscaldamento al ruolo di attore ( inversione di ruolo )

2. Riscoprire e  valorizzare le potenzialità personali
Sepolte nella quotidianità  giacciono le nostre migliori capacità. La vita di oggi, spesso, ci costringe ad un adattamento forzato e limitato : pochi campi in cui eccellere o scomparire. Ma conoscere, far emergere, rileggere, riappropriarsi di ciò che è profondamente nostro  è un grosso allenamento per  meglio affrontare  la vita e le sue difficoltà, le relazioni e la paura dell’incontro con l’altro.
TECNICA TEATRO DELLA SPONTANEITÀ : le sculture fluide  ( nelle sue varie differenze ) e i diversi ruoli della “compagnia “ ( conduttore , attori e musicista )

3. Identità personale e conflitto : accettare la diversità
Le diversità sono la ricchezza stessa di ogni situazione sociale ma anche un pericolo o una difficoltà  più o meno conscia . In questo rapporto , relazione , l’altro ci determina ma nello stesso ci limita ci dice ciò che siamo  ma anche ciò che non siamo : finiamo di essere dove lui inizia ad essere .... L’altro però è anche un qualcosa da cui siamo attratti : l’altro che ci limita  è anche l’opposto che ci completa e ci riempie .
TECNICA TEATRO DELLA SPONTANEITÀ : i sentimenti doppi e i “conflitti dentro”

4. Da partecipanti ad un gruppo a membri di un gruppo
Non basta sedersi sulle seggiole collocate in una stanza per poter dichiarare di appartenere ad un gruppo, occorre farsi avanti, riconoscere e farsi riconoscere, rischiare, giocare con i ruoli, definire responsabilità. Allora si diventa “parte” di un gruppo, tessera fondamentale in un intricato gioco di relazioni.
TECNICA TEATRO DELLA SPONTANEITÀ : costruzione della storia , gestione della scena  ,

5. Liberare la spontaneità e la creatività
Moreno  afferma  , anche , che  la spontaneità : “ ...  é lo stato psichico grazie al quale l’individuo è stimolato a rispondere in modo sufficientemente adeguato ad una situazione a lui nuova, oppure in modo sufficientemente nuovo ad una situazione a lui già nota. “
Nell’agire quotidiano, la spontaneità e la creatività sono intimamente legati e il loro modo di  combinarsi determina le risposte attive dei singoli.
TECNICA TEATRO DELLA SPONTANEITÀ : uso della musica / strumenti e del luci per dare voce  ai contenuti delle storie  

6. Mostriamo il nostro protagonismo : il gruppo si apre al  “ mondo “
Rileggere i cambiamenti ci permette di comprendere il significato delle esperienze  ; guardare il percorso è  apprendere che tutto ha un senso . Mostrarlo ad altri ( volontari , altri soci che non hanno partecipato , educatori che in futuro potrebbero entrare nell’Associazione ) è il segno che bisogna fare con “ dentro il cuore l’idea di futuro “
TECNICA TEATRO DELLA SPONTANEITÀ : gestione dello spettacolo

DESTINATARI
Il percorso è  rivolto ai volontari ed operatori  dell’Associazione Fuori di Teatro di Fidenza . Numeroi  partecipanti : 10/12

Conduttore: Daniele Bisagni


•    Parma: Centro Santi ( dal 2007 al  2012 -in corso)
Qui il lavoro è iniziato nel 2007 e per due anni è stato proposto un laboratorio teatrale più tradizionale. Due ore settimanali di giochi, improvvisazioni ed esercizi teatrali rivolti a pazienti, operatori, volontari.
Nel 2009 è nata l'idea di un laboratorio diverso dal solito, che avesse la capacità di coinvolgere quante più persone possibile nella discussione di tematiche collegate al vivere quotidiano.
Siamo partiti dall'elaborazione di un giornale murale settimanale, che i redattori hanno chiamato “Il Nostro Messaggio” . La grande mole di materiale raccolta nei mesi estivi è stata selezionata e approfondita e con un lavoro collettivo drammaturgico tradotta in un testo teatrale, che attori, veri, venuti da altre città, hanno portato in scena sotto l'attenta direzione registica degli utenti – autori.
Nasce così “Satire di un Povero Opulone”, spettacolo incentrato sulla frenesia, sulla violenza strutturale e sulla emarginazione imperanti nella nostra società. Una società fondata sulla rapacità, sull'egoismo e sull'accumulazione. Una società che elimina  i più deboli. Il protagonista, Opulone, è simbolo, e nel contempo vittima, dell'opulenta società dell'accumulazione . Uno strano gioco della vita conduce il protagonista al cospetto di dispettosi folletti che spogliandolo di ogni suo avere gli indicheranno la strada per essere felici.

Lo spettacolo pubblico è nella nostra concezione del lavoro un momento per aprire ad altre persone il nostro percorso artistico e culturale, per mettere in gioco la nostra visione del mondo e raccogliere stimoli nuovi per far proseguire la ricerca intrapresa.
Abbiamo iniziato così un lavoro di TEATRO – GIORNALE.
Abbiamo per mesi letto quotidiani diversi, li abbiamo confrontati, abbiamo studiato l'impaginazione e soppesato la differenza che c'è tra informazione sulla carta stampata, sulle televisioni, sulle radio, su internet.
Abbiamo pensato di costruire un incontro con il pubblico molto simile a quelli del laboratorio del Venerdì mattina.
È nato così “IL CHIARO OLTRE L'OSCURO. OVVERO COSA RESTERÀ DI QUESTE NOTIZIE?” , una performance interattiva. Abbiamo scelto delle domande chiave da sottoporre alle spettatrici e agli spettatori e  con loro  confrontato   notizie diverse discutendo  e giocando  per 2 ore. I temi proposti variavano dallo stigma che accompagna il malato di mente, ai meccanismi dell'informazione; alle tante, possibili, immagini di mondo che i media possono somministrare, alla domanda sul significato di cultura, fino a cosa civicamente e culturalmente sia possibile fare da parte dei cittadini per avere un mondo più giusto e più bello.
Dopo avere raccolto le varie opinioni  e costruito insieme un nuovo blob notizie, ci siamo chiesti: Cosa resterà di queste notizie? Tante sono state le risposte del pubblico.
La risposta del gruppo, meditata e discussa nei laboratori successivi, è che nel nostro tempo non ci sono più poeti, e dei pochi che ci sono non siamo più in grado di ascoltarne la voce. Per questo nel ciclo laboratoriale in corso, dal titolo “DARE UN NOME AL MONDO”,   stiamo lavorando alla scrittura di poesie e alla realizzazione di una nuova performance interattiva che abbia come proprio fulcro l'incontro poetico tra esseri umani.

Info:

www.giollicoop.it

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tel. 0521 686385