Teatro e Psichiatria 2: Parma, Colorno e San Polo di Torrile (PR)

“ESSERE CULTURA”

APPUNTI DI VIAGGIO : IL LABORATORIO TEATRALE AL PRIMO MAGGIO DI COLORNO

 

Sulla base di considerazioni scaturite al momento di valutare un primo ciclo di attività laboratoriale,

si è pensato di proseguire con il gruppo della residenza costruendo un testo teatrale che raccogliesse e raccontasse le idee, i pensieri, le visioni del mondo raccontate dagli ospiti residenti nella struttura.

Sono loro infatti, quelle donne e quegli uomini, gli autori di un nascente spettacolo teatrale, su cui da alcuni mesi stiamo lavorando.

Negli incontri si discutono il testo, le forme e le modalità che possono essere più efficaci per comunicare al pubblico un mondo ricco di sfumature e di umanità troppo spesso impercettibili, invisibili.

Di fatto si tratta di una modalità attiva e creativa per offrire ai partecipanti un'occasione di protagonismo, senza necessariamente dover calcare le scene.

 

Le motivazioni che le autrici e gli autori hanno espresso nell'accettare questa proposta sono molteplici e vanno dal piacere di passare una serata in compagnia di persone nuove al piacere di ascoltare le proprie parole, i propri pensieri dalla voce di qualcun altro, fino all'importanza di spiegare bene le cose, di far saper al pubblico e al mondo che coloro che abitano al “Primo Maggio”, cioè gli autori dello spettacolo, sono persone degne che meritano ascolto perché hanno molte cose da dire.

La malattia, infatti, spiegano alcuni scrittori, è un fatto della vita, la follia fa parte della vita, fa parte dell'uomo. << Quello che è capitato a noi può capitare a tutti, se la vita avesse scelto di girare diversamente chissà ove stavo, io, a quest'ora>>, spiega uno degli autori.

A Colorno abbiamo incontro una umanità ricca e vitale; una umanità che merita di essere raccontata e conosciuta. Una umanità che merita ascolto.

Alcune poesie scritte in questi due anni.

 

LAMPI

Lampi:

luce

vita.

 

Lampi fuggenti

appaiono, scompaiono.

 

Lampi

trasformazioni

rivivere persone conosciute.

 

Lampi

sfogo di venti e di fuochi .

 

Lampi

quello che siamo diventati.

 

Lampi

segreti di nascite.

 

 

Lampi

celeste in poco grigio.

 

Lampi

attimi fuggenti.

 

LA PRMAVERA

 

La Primavera è verde, è rossa, è azzurra: è la Primavera degli innamorati.

 

È gialla, è blu: è la Primavera dei solitari.

 

È triste la Primavera di coloro che non la vogliano,

potremmo offrirlo un caffè a coloro che la Primavera non la vogliono?

 

POESIE

 

Sono belle le poesie

scorrenti come ruscelli

sorridono a persone sensibili

fanno il solletico agli insensibili

le persone sensibili vedono azzurro quando dicono una poesia

 

 

UN'IDEA BRILLANTE

 

Sogno rosso

alba di sole

catastrofe celeste

pesce di mare

tonno nella rete

sorriso

fiori nelle mani

giallo tutto intorno.

 

 

MA DI FUMARE HO SMESSO

 

Orologio rosso

sparito

finito al braccio di un altro

ma di fumare ho smesso.

 

Moschina, vattene!

Moschina che fai invecchiare

che rompi l'anello nella borsa

scappa

scappa tutto

ma di fumare ho smesso.

 

Poi ti lavano

con una pistola

che pulisce e ferisce

però è moderna

sottovoce si può dire

solo sottovoce

ma di fumare ho smesso.

 

 

Scappo

scappo

ma piano

musica dalla radio

dalla radio musica e interferenze

bussa bussa

chiappala

scappo

chiappala

scappo per andare a vedere Roma moderna

ma di fumare ho smesso.

 

Nel centro di Roma

bancarelle

chitarra romana, accompagnami tu!

I miei sogni dove sono?

In una piazza

piena

di patata fritte

ma di fumare ho smesso!

 

Tutto il tempo è finito sulla luna

andiamo sulla luna

tutto il tempo è finito

qabbala del settimo mese

ma di fumare ho smesso.

 

Il bel nulla

vicino al fornaio

mangi

bevi

dormi

e quando dormi

scappo

ma di fumare ho smesso.

 

Chi l'ha rotta non si sa

no,no,no, non si sa, no,no,no

pallida luna

ma di fumare ho smesso.

 

Vale più l'oro dell'argento

money, money, moneta

money e buoi

veste scozzese moderna

oro rosso

andrò sulla luna

e vedrò il bel nulla

ma di fumare ho smesso.

 

Se te lo chiedono

di' loro

che hai già mangiato.

 

Ecco qui sotto un breve estratto del testo teatrale in preparazione.

 

<< …...... alle carte vincono i disperati perché si giocano l'anima. Giochi e poi non tieni niente in mano. Vuoto!

Giocano, vogliono la ruota panoramica e poi restano con niente in mano.

Il gioco delle carte non è una soluzione, con le carte non risolvi niente. Pensare che le carte risolvano tutti i problemi è sbagliato. Meglio aprire una caffetteria e lavorare. E io starei al banco a fare il caffè.

Meglio il caffè che rimanere scioccati.

Le carte sono la rovina delle persone.

E il 7, e l'8 e il 9 e poi danno i numeri.

Quando giocano a carte non puoi telefonare, perché quelli, lì vicino, si stanno giocando l'anima.

Chi perde l'anima deve trovare un'anima più giusta. Ma dove si trovano le anime? A quel punto il giocatore che ha perso è il caso che si alzi e vada a farsi un giretto.

Con l'anima giusta si capisce tante cose e allora uno può uscire e trovare una parte nella vita.

Trovare un nome e un cognome nella vita. Se uno trova qualcosa da fare allora si può inserire nel mondo, si può trovare un posticino, dove esprimersi, dove fare un caffettino.

Il mondo è un mondo di cose da fare.

Oggi siamo qui e scriviamo,ma domani che viene cosa si fa qui?

Per questo vorrei inserirmi nel mondo per fare qualcosa con gli altri.

Ma bisogna aprire quella porta. Bisogna prepararsi a stare nel mondo ché sennò uno sa dire solo buonasera.

Ci manca solo di fare un bel viaggio. Ma dove? Ché uno deve sapere dove può arrivare.

Non si può fare o si può fare un giro?

Vivere è uscire dall'acqua, è uscire da qua.

Con l'anima giusta si capisce tante cose e allora uno può uscire e trovare una parte nella vita.

Adesso che ci hanno aggiustati tutti ho bisogno di trovare una parte nella vita.

Info: www.giollicoop.it

  • S.Polo di Torrile ( 2005- 2007; 2012 )

L'esperienza del 2012:

Qui nella scorsa Primavera abbiamo avviato un breve ma significativo percorso incentrato sulla cultura: sull'essere e sul fare cultura. Abbiamo discusso, abbiamo letto alcuni estratti da testi teatrali conosciti( ROMEO E GIULIETTA , ANTIGONE ). Ci siamo infine dedicati alla poesia e al sapore delle parole,al loro suono, al gusto di inventare termini nuovi che foneticamente possedessero una loro grazia e una capacità di fare immaginare significati.

Ecco alcuni scritti.

 

 

LA GALLINELLA

La gallinella uova nello sbrindaccio

feconda piccola cipcip all'alba chiarugiola.

 

Intorno tutto tace di slummo slummo

che ammutola il gattomaiale sul carro.

 

Io cammello sopra il divano pongopongo

consegnali di fumo arringhio i percalamitarli.

 

I percalamitarli runiscono bleffeggiando ai contadini

i contadinni inalberati si stontono l'un l'altro nella stalla.

 

Io sghignazzo darkamente smailando forte

Perché? Perché? Perché?

Perché infeviando il forcone

le punticchie si accrocicchiano

e si incrociano il capuccio

sperequando il mestro Fulifò.

 

 

A COSA SERVE UNA MASCHERA

 

A cosa serve una maschera?

A essere più forti perché a tutti può capitare di diventare più forti con indosso una bella maschera verde.

 

A cosa serve una maschera?

A divertirsi

a giocare

come bambini con i bambini.

 

A cosa serve una maschera?

A tirare fuori capacità nascoste

a nascondere le proprie emozioni.

 

A cosa serve una maschera?

A interpretare una parte

a conoscere meglio il ruolo che si interpreta

che ruolo ha la nostra maschera, quella che abbiamo addosso nella nostra vita sociale?

Che ambizioni?

 

A cosa serve una maschera?

A conoscere meglio se stessi

attraverso altri personaggi

ma c'è una soglia

da non varcare

varcare quella soglia

è pericoloso si entra troppo nella parte, si cambia personalità e non si è più se stessi.

A cosa serve una maschera?

A PROPOSITO DI ROMEO E GIULIETTA

 

Una festa

Capuleti

Montecchi

uccellini che cantano

buona pace falsa

sguardi che cercano e trovano amore

Romeo sorride

Giulietta abbassa lo sguardo

contentezza

 

Litigano come bestie cattive

Capuleti e Montecchi

 

Già si conoscono Capuleti e Montecchi

perché nello sguardo dell'esilio c'è più spavento

 

Iddio li perdoni

che non riesco più a calcolare la metà del mio patrimonio.

 

Profonda, brutta, pericolosa, al di là di ogni limite, bella, orribile, teatrale, fiabesca, storica.

 

Come un libro, come un'epoca, come un albero, come una bella giornata, come una storia che viene dal cielo,

come tutte queste cose insieme

l'amore di Romeo e Giulietta

perché è il loro amore.

 

POESIA PER RACCONTARE IL LAVORO FATTO INSIEME

 

 

 

Immaginazione

parlare

sensazioni: tutte gialle, tutte nere, tutte rosse, tutte blu, sensazioni.

Abbiamo inventato

nuovi mondi

che non lo so come spiegarli.

 

Ma tante cose belle

le abbiamo soffiate verso il cielo

lì, dove c'è la luce

e,

per ora,

ci fermiamo qua.

Info: www.giollicoop.it

  • Parma: Centro Santi ( 2007- in corso)

Qui il lavoro è iniziato nel 2007 e per due anni è stato proposto un laboratorio teatrale più tradizionale. Due ore settimanali di giochi, improvvisazioni ed esercizi teatrali rivolti a pazienti, operatori, volontari.

Nel 2009 su stimolo del dott. Pellegrini è nata l'idea di un laboratorio diverso dal solito, che avesse la capacità di coinvolgere quante più persone possibile nella discussione di tematiche collegate al vivere quotidiano.

Nel corso del primo anno di lavoro, svolto all'aperto, nel cortile del centro,durante la buona stagione e in un salone interno durante i mesi più freddi, siamo partiti dall'elaborazione di un giornale murale settimanale, che i redattori hanno chiamato “Il Nostro Messaggio”. Dopo ogni incontro il giornale veniva affisso alle pareti, con l'idea che chiunque potesse leggerlo e magari, completarlo, scrivendo a pennarello, negli appositi spazi, un commento, un punto di vista personale, una riflessione. Del resto il prima passo per partecipare è essere informati.

La grande mole di materiale raccolta nei mesi estivi è stata selezionata e approfondita e con un lavoro collettivo drammaturgico tradotta in un testo teatrale, che attori, veri, venuti da altre città, hanno portato in scena sotto l'attenta direzione registica degli utenti – autori.

Nasce così “Satire di un Povero Opulone”, spettacolo incentrato sulla frenesia, sulla violenza strutturale e sulla emarginazione imperanti nella nostra società. Una società fondata sulla rapacità, sull'egoismo e sull'accumulazione. Una società che elimina, come scarti nocivi, i più deboli.

Il protagonista, Opulone, è simbolo, e nel contempo vittima, dell'opulenta società dell'accumulazione dove fondamentale è lo sfoggio del denaro e degli oggetti accumulati. Uno strano gioco della vita conduce il protagonista al cospetto di dispettosi folletti che spogliandolo di ogni suo avere gli indicheranno la strada per essere felici: << sei tu, Opulone, a scegliere. Puoi essere fango o stella. Ma per poter brillare, per poter volare occorre, essere leggeri!>>.

 

Lo spettacolo pubblico è nella nostra concezione del lavoro un momento per aprire ad altre persone il nostro percorso artistico e culturale, per mettere in gioco la nostra visione del mondo e raccogliere stimoli nuovi per far proseguire la ricerca intrapresa.

Così dopo lo spettacolo, alla ripresa del lavoro, il gruppo, che intanto si era incrementato per la presenza di nuovi elementi ha richiesto di soffermarsi sulla analisi della visione del mondo del mondo che ci offrono i media.

Abbiamo iniziato così un lavoro di TEATRO – GIORNALE.

Abbiamo per mesi letto quotidiani diversi, li abbiamo confrontati, abbiamo studiato l'impaginazione e soppesato la differenza che c'è tra informazione sulla carta stampata, sulle televisioni, sulle radio, su internet.

Continuavamo ad affiggere, regolarmente “Il Nostro Messaggio”. Poi abbiamo cominciato a selezionare il materiale, a sceglierlo. Il gruppo ha espresso il desiderio di tornare ad incontrare un pubblico.

Le motivazioni che spingevano verso una nuova performance erano tante, vediamone alcune:

  • vogliamo incontrare il pubblico per spiegare che anche noi siamo persone come le altre con tante idee, tanti pensieri, una testa che funzione e un cuore che batte, forte.

  • Fare un nuovo incontro con il pubblico significa creare un'occasione per abbattere certi muri immateriali che nel mondo della comunicazione come nel mondo reale creano una divisione tra “un noi” e “un loro”.

  • Lo spettacolo può essere utile per scoprire cosa altre persone pensino del mondo dell'informazione. Se la pensano come noi o se hanno altre idee.

  • Dovremmo incontrare il pubblico per mostrare quello che facciamo ogni Venerdì e per farlo insieme con persone che sono normali e magari neanche sanno che noi esistiamo.

  • Fare lo spettacolo per liberare i malati mentali dallo stigma sociale.

  • Fare lo spettacolo perché in questo momento c'è bisogno di cultura, c'è bisogno di ascoltare tante opinioni.

  • Per fare cultura.

Sulla base di queste ed altre motivazioni abbiamo pensato di costruire un incontro con il pubblico molto simile a quelli del laboratorio del Venerdì mattina.

 

È nato così “ IL CHIARO OLTRE L'OSCURO. OVVERO COSA RESTERÀ DI QUESTE NOTIZIE?, una performance interattiva. Abbiamo accolto il pubblico con alcuni giochi; abbiamo scelto delle domande chiave da sottoporre alle spettatrici e agli spettatori; li abbiamo accompagnati nella spiegazione del lavoro che era stato svolto con la lettura di un piccolo testo, un blob di notizie e riflessioni, ogni tanto interrotte per dare la parola al pubblico. Abbiamo confrontato notizie diverse trovate su pagine di quotidiani e abbiamo discusso e giocato per 2 ore.

I temi proposti dagli autori e dalle autrici variavano dallo stigma che accompagna il malato di mente, ai meccanismi dell'informazione; alle tante, possibili, immagini di mondo che i media possono somministrare,alla domanda sul significato di cultura, fino a cosa civicamente e culturalmente sia possibile fare da parte dei cittadini per avere un mondo più giusto e più bello.

 

La discussione sul tema dello stigma del malato di mente appassiona il pubblico .

Spettatrici e spettatori comuni( non addetti ai lavori) ammettono che esiste questo stigma poiché per molte persone il “matto” è imprevedibile, ingestibile, pericoloso e inaffidabile. Lo stigma si manifesta nel momento in cui nel valutare le persone si omette un percorso di conoscenza reciproca che permetta di coglierne le qualità, le virtù, le competenze, le abilità.

Si tratta di uno stop, di uno fermata che impedisce di oltrepassare la soglia del marchio, del pregiudizio.<< Ecco>>, dice qualcuno, <<il senso del titolo del vostro spettacolo.viviamo in un mondo dove ciascuno di noi fatica a scorgere il chiaro dietro l'oscuro. E così ci si ferma alle apparenze>>. Le persone con problemi psichici – continuano gli spettatori- sono ai margini, relegati ai confini della società allo stesso modo degli stranieri, o dei tossico – dipendenti o di chi, in passato, ha avuto problemi con la giustizia. Il marchio è indelebile e segna profondamente le esistenze di queste persone. Donne e uomini a cui la società civile impedisce l'accesso ad una nuova occasione di vita; a cui non è permessa la possibilità di tornare nella società come cittadini che esplorano e dispiegano i propri talenti positivi.

Questo, nonostante certi paroloni, lo si vede nella ricerca di un posto di lavoro. E i media con la violenza e con la facilità con cui diffondono certe notizie contribuiscono a rinforzare questi marchi, questi meccanismi di esclusione.

Uno dei giornalisti – autori di questo incontro sorride, e ricorda che poco prima, all'inizio dell'incontro, non a caso, aveva sostenuto che cultura è lavoro.

 

Alla fine, dopo avere costruito, con il pubblico, un nuovo blob notizie ci siamo chiesti: Cosa resterà di queste notizie? Il pubblico, in sintesi, ci ha risposto:

  • il ricordo

  • niente, tra poco saranno consumate

  • alcuni eventi come le alluvioni tornerenno e di nuovo leggeremo le stesse parole, vedremo le stesse scene

  • la cultura è memoria, dovremmo far sì che le informazioni si trasmettano di generazione in generazione

  • cultura è informarsi, le notizie che restano sono quelle di fronte alle quale facciamo come i bambini che chiedono sempre: perché?

  • le notizie che resteranno sono quelle che sceglieranno le agenzie di stampa sono loro che hanno il potere per farle rimanere impresse nella memoria.

 

A seguito di questo incontro pubblico è nato una riflessione interna che al Centro Santi abbiamo portato avanti per alcuni Venerdì. Il lavoro di Teatro – Giornale e l'incontro con il pubblico ci hanno offerto una immagine terribile del mondo e della società. Tutto è precario, incerto, indecifrabile. Ci sono ingiustizie, discriminazioni, violenza, solitudine e paure. Le relazioni umane sono sempre più rare e più sfilacciate. Le istituzioni sono sempre meno credibili nel ruolo e nelle loro funzioni. La natura si ribella e, sempre più frequenti e distruttivi, si generano cataclismi. Perché tutto questo? Cosa ci ha condotti sull'orlo di questo abisso?

La risposta del gruppo, meditata e discussa lungamente, è che nel nostro tempo non ci sono più poeti, e dei pochi che ci sono non siamo più in grado di ascoltare la voce. Il mondo è malato perchè privato del suo nutrimento più importante: la poesia. Per questa stiamo lavorando alla scrittura di poesie e alla realizzazione di una nuova performance interattiva che abbia come proprio fulcro l'incontro poetico tra esseri umani.

 

CONTRIBUTI BLOG

 

“Perché scrivere sul blog? Cosa vogliamo comunicare?

Per cominciare. Non è facile trovare le parole per comunicare un discorso perché quello che ci mettiamo sopra viene da dentro. E poi, a volte, è più bello ascoltare. E anche il silenzio parla, che, come disse il poeta, “del più bel tacer non fu mai scritto”.

Siamo contenti di vederci il Venerdì alle 10 di mattina. Siamo contenti di stare insieme, di essere uniti, come gli Stati Uniti d'America, che sono uno stato unito ma composto da stati indipendenti con il loro governo. Così noi: che siamo un gruppo ma ognuno esprime e mantiene la sua personalità, il suo carattere.

 

Vorremmo raccontare a tutta la gente che non siamo poi così diversi dagli altri.

Abbiamo dei problemi ma anche delle risorse, delle qualità; sensibilità ed opinioni che vorremmo esprimere”.

 

Il progetto di quest'anno lo abbiamo chiamato “DARE UN NOME AL MONDO”.

Vediamo con quale significato per i partecipanti.

  • Dare un nome al mondo è riuscire a ricavare da una forma astratta qualcosa di concreto, una forma di pensiero. In questo senso è importante farsi domande.

  • Non possiamo mandare giù tutto quello che ci dicono. Ma abbiamo bisogno di guide, sempre? Non siamo in grado da soli di dare un nome al mondo.

  • Dare un nome al mondo? Luce!perché noi siamo la luce di questo mondo.

  • L'illuminazione è una scelta. E non c'entrano niente il voltaggio e il neon.

  • Dare un nome al mondo significa capire chi sei, cosa vuoi, cosa fai, cosa chiedi a te stesso.

  • Dare un nome al mondo è un atto creativo.

  • Il mondo è materia, anche gli oggetti parlano, tutto parla anche ciò che non ha parola poiché porta la nostra storia.

  • Per dare un nome al modo occorre la poesia, occorrono i poeti. Ritroviamo la poesia, scopriamo con lei un nome nuovo per il mondo, lasciamo che sia lei a condurci sui sentieri che portano al futuro. Sui sentieri del futuro che sia lei a condurci: la poesia.

DA DOVE ARRIVANO LE POESIE?

  • DALL'ANIMA

  • DAL CUORE

  • DALLO SPIRITO

  • DALLO SGUARDO

  • DALLE ESPERIENZE DI VITA

  • DAL RICORDARE IL PASSATO

  • DAL RAPPORTO CON GLI ALTRI

  • DALLE STELLE

  • Il poeta è sensibile, ha un animo dolce. Il poeta è un impressionista del pensiero. Ad esempio Monet, il pittore, è un poeta. Ci sono fiori sui cappelli delle ragazze.

  • Il poeta è un lavoratore dell'anima

  • il poeta è qualcuno che trasforma il suo pensiero in immagini e lo trasmette ad altre persone.

  • Il poeta è un creatore di rime.

  • Chi è un poeta? Tutti siamo poeti perché esprimiamo sentimenti.

  • Poeta è chi ti fa emozionare.

  • La poesia è il nostro marchio sull'animo, un tatuaggio sul cuore.

  • Il poeta dice ad altri le sue cose.

  • Il poeta vede e sente cose che le persone comuni non vedono e non sentono.

  • I poeti fanno un inno alla vita anche se soffrono molto ma sono immortali.

  • Chiunque può essere un poeta. Potrei essere io, o tu, o chiunque altro. Basta che quello che scrive trasmetta qualcosa al prossimo.

  • Il poeta è qualcuno che ci lascia un'eredità.

  • I poeti tramandano qualcosa.

 

 

 

ALCUNE POESIE

 

SILENZIO

Silenzio

come la pace il silenzio è d'oro,

le parole d'argento.

A volte come un mare calmo, come la felicità di esistere, come una pausa:

il silenzio.

Altre volte come una solitudine, come una donna che non parla, misteriosa, come un gioiello che si tiene stretto che si tiene in mano.

Silenzio: profondità dell'anima

come un fruscio

come un alito

come il vento

non lo vedi ma c'è:

il silenzio

come un mistero che sta attorno e rende felici.

Silenzio: ascoltare, ma non tante voci, solo quello che sta intorno.

Silenzio: meditare

come una voce che viene da dentro

come acqua che scorre

vedere cose meravigliose

il silenzio ha una voce

il silenzio parla

è un colpo di gong che si diffonde nell'aria, nello spazio.

 

POESIA SUL MARE

La pizza di mezzanotte

dopo il cinema

dopo l'amicizia

prima di fare il bagno

e con il bagno le idee vengono a galla

ritrovare gli amici, la propria città

poi

camminare sulla spiaggia

io l'ho fatto, si! Il bagno a mezzanotte

l'acqua è calma

tranquilla

distesa

immobile

è passato tanto tempo: ero giovane

e questo, forse, è abbastanza per riavere le nostre idee

per ritornare bambini con la testa rilassata

ché allora non c'erano preoccupazioni

mangiare

dormire

giocare

i bambini sono leggeri

e prendono il volo sopra il mare

e il mondo diventa piccolo

case piccole

città piccole

anime piccole

e non so quante anime ci sono che attraversano strade

miliardi di anime

e le anime dove vanno?

Continueranno a volare verso l'infinito?

Ad andare su e giù come uccelli?

Dovremmo mantenere l'anima giovane per restare bambini

e come bambini cantare, giocare

l'anima invecchia?

Credo di no, il corpo invecchia

 

NON SO

 

Non so quali imprevisti

sappiamo le probabilità

ma gli imprevisti.........

è quello che non sai

le sfaccettature

il futuro è già dentro di noi

come una bacchetta magica

che non siamo usare

non sappiamo quello che possiamo

il futuro sappiamo che dobbiamo aprirlo

ma come?

Sappiamo che c'è un futuro

ma nessuno sa come sarà

è una tragedia il futuro? Meglio pensare al presente, basta crederci!

Il nostro destino lo costruiamo giorno per giorno.

Se credi c'è futuro

posso dire una cosa forte? Il passato è futuro!

La storia si ripete

sempre?

La storia e la preistoria

il futuro è grigio, è rosa

l'amore è puro

la vita è una ruota che gira

ci tocca continuare a farla girare

 

SOTTO IL SOLE CHE BRUCIA

Estate

serpenti a sonagli

silenzio

deserto dello Yucatan

suda nel cimitero degli aeroplani il dolore dell'anima dei nativi che non conosce un luogo di tregua.

Dove andiamo?

Voglio scappare. Da chi?

Da me stessa, dagli altri.

Un quaderno ancora bianco

ancora da scrivere

credo proprio da me stessa: panico, paura, terremoto, Patty Pravo non canta più.

Tutti nella vita hanno la possibilità di assaporare questa pietanza.

Il sole ispira, desta meraviglia.

La nostra vita in Estate: anonima, insieme di pensieri, non c'è obbligo di titolo

senza sole non c'è vita

il sole è forza, è energia

ve bene?

Siamo belli

come il sole

DI STORIE

Raccontare:

ripetere

far tornare alla mente

raccontare storie

raccontare favole

ma se uno racconta troppo dimentica